404 47. Poiché camminavano con semplicità
davanti a Dio e con coraggio davanti agli uomini, in quel
tempo meritarono i santi frati la grazia di una rivelazione
soprannaturale. Animati dal fuoco dello Spirito Santo, pregavano
cantando il «Pater noster» su una melodia religiosa,
non solo nei momenti prescritti, ma ad ogni ora, perché
non erano preoccupati dalle cure materiali.
405 Una volta che Francesco era assente, verso mezzanotte,
mentre alcuni dormivano e altri pregavano fervorosamente in
silenzio, entrò per la porticina della casa un carro
di fuoco luminosissimo che fece due o tre giri per la stanza;
su di esso poggiava un grande globo, che a guisa di sole rischiarò
le tenebre notturne. I frati che vegliavano furono pieni di
stupore, quelli che dormivano si destarono atterriti, sentendosi
tutti quanti invasi da quella luce, non solo nel corpo, ma
anche nello spirito. Riunitisi insieme, si domandavano il
significato di quel misterioso fenomeno; ma ecco, per la virtù
di tanto fulgore ognuno vedeva chiaramente nella coscienza
dell'altro. Allora compresero e furono certi che si trattava
dell'anima del beato padre, raggiante di così grande
splendore, e che essa si era meritato da Dio quel dono straordinario
di benedizione e di grazia, soprattutto a motivo della sua
purezza e per la sua sollecitudine paterna verso i suoi figli.
406 48. Spessissimo avevano avuto precisi e chiari
indizi che Francesco, per la sua santità, poteva leggere
i segreti della loro anima. Quante volte infatti, per rivelazione
dello Spirito Santo, conobbe le vicende dei fratelli lontani,
penetrò i cuori e le coscienze! Quanti avvertì
in sogno di quello che dovevano fare o evitare! A quanti,
che sembravano retti esteriormente, predisse il pericolo della
perdizione, mentre ad altri, conoscendo il termine delle loro
opere malvagie, predisse la grazia della salvezza! Qualcuno
anzi, particolarmente puro e semplice, ebbe il dono e il conforto
speciale della apparizione del Santo in maniera davvero singolare.
407 Tra tanti fatti del genere, eccone uno appreso
da testimoni degni di fede. Frate Giovanni da Firenze, eletto
da san Francesco ministro dei minori in Provenza, aveva raccolto
i suoi frati a capitolo. Il Signore Iddio gli concesse, nella
sua bontà, la grazia di parlare con tanto zelo da conquistare
tutti ad un ascolto benevolo e attento. Era presente tra loro
un frate sacerdote, di nome Monaldo, famoso specialmente per
la vita virtuosa, fondata sull'umiltà, corroborata
dalla preghiera frequente e difesa dalla pazienza; ed anche
frate Antonio al quale Iddio diede «l'intelligenza delle
sacre Scritture» (cf. Lc 24,45) e il dono di predicare
Cristo al mondo intero con parole più dolci del miele.
Ora, mentre Antonio predicava ai frati con fervore e devozione
grandissima sul tema: «Gesù Nazzareno, Re dei
Giudei» (Gv 19,19), il detto frate Monaldo, guardando
verso la porta della sala capitolare, vide il beato Francesco
sollevato in alto, con le braccia distese a forma di croce,
in atto di benedire i presenti. E tutti i presenti, sentendosi
essi stessi investiti dalla consolazione dello Spirito Santo,
e ripieni di gaudio salutare, trovarono assai credibile il
racconto dell'apparizione e della presenza del gloriosissimo
Padre.
408 49. Quanto alla conoscenza che egli aveva dei
segreti dei cuori, tra le molte prove che molti conobbero,
ne riferirò una indubitabile sotto ogni aspetto. Un
frate di nome Riccerio, nobile di famiglia e più ancora
di costumi, vero amante di Dio e disprezzatore di se stesso,
aveva il pio desiderio e la fortissima volontà di assicurarsi
la piena benevolenza del santo padre Francesco; ma d'altra
parte lo tormentava il timore che san Francesco lo detestasse
segretamente, privandolo del suo affetto. Era convinto questo
frate, assai timorato, che chiunque era amato di particolare
amore da san Francesco, fosse anche degno di meritarsi la
divina grazia, e che viceversa fosse segno di condanna del
Giudice divino, se non fosse accolto da lui con benevolenza
e amicizia. Ma non rivelava a nessuno questo suo inquietante
e persistente pensiero.
50. Un giorno però il beato padre, mentre
pregava nella cella, e quel fratello, angosciato dal solito
dubbio, stava avvicinandosi a quel «luogo», ne
avvertì l'arrivo e il turbamento che aveva nell'animo.
Subito lo fece chiamare, e gli disse: «Non lasciarti
turbare da nessuna tentazione figliolo; nessun pensiero ti
tormenti, perché tu mi sei carissimo, e sappi che sei
tra quelli a me più cari, e ben degno del mio affetto
e della mia amicizia. Vieni da me quando vuoi, liberamente
come ad amico». Restò attonito frate Riccerio,
e da allora in poi, pieno di più grande venerazione,
quanto più vedeva crescere l'amore di san Francesco
per lui, tanto più dilatava la sua fiducia nella divina
misericordia.
409 Quanto penosa dev'essere, padre santo, la tua
assenza per quelli che disperano di trovare sulla terra un
altro simile a te! Aiuta con la tua intercessione, te ne preghiamo,
coloro che vedi avvolti nella micidiale macchia del peccato,
tu che, mentre eri già ripieno dello spirito dei giusti,
e prevedevi l'avvenire e conoscevi le realtà presenti,
malgrado ciò, per mettere in fuga ogni forma di ostentazione,
ti ricoprivi con il manto della santa semplicità. Ma
ritorniamo indietro, riprendendo l'ordine storico della narrazione.